Attila Sallustro: biografia del bomber del Napoli e primo calciatore napoletano in Nazionale

Bentrovati nel nostro spazio dedicato ai numeri 1 in maglia azzurra. Dopo avervi parlato di Vojak, stamane vi parleremo del suo compagno di squadra in attacco: Attila Sallustro, grandissimo attaccante napoletano, uno dei maggiori goleador di tutti i tempi in maglia azzurra insieme allo stesso Vojak, con il quale ha vestito anche la maglia azzurra della nazionale italiana e segnato i primi gol europei della storia del Napoli.

Attila Sallustro: da Asunciòn a Napoli, la storia del “Veltro”

Attila Sallustro nasce ad Asunciòn, Paraguay, il 15 dicembre 1908. Calciatore di nazionalità paraguaiana, naturalizzato italiano, Sallustro è il quarto marcatore di sempre nella storia assoluta del Napoli con undici campionati e 106 reti, alle spalle di Hamsik, Maradona e da poco Dries Mertens.

Sallustro arriva dal Paraguay appena dodicenne, dove ha iniziato a giocare a calcio per curare i suoi problemi fisici dovuti ai reumatismi, entrando a far parte dei pulcini della squadra locale.

Curiosità: è soprannominato Veltro, un cane da caccia veloce e rapido, che ricorda la rapidità dei suoi scatti e delle sue progressioni offensive.

E’ stato sposato dal 1934 con la popolare soubrette Lucy D’Albert, accusata però di essere una delle cause del declino dell’attaccante.

Attila Sallustro muore a Roma il 28 maggio 1983.

Carriera di Sallustro: giovanili dell’Asunciòn

Per curarsi dalle febbri reumatiche, un medico gli consiglia di fare sport e, così all’età di otto anni, Sallustro comincia a giocare a pallone in una squadra di pulcini di Asunciòn. Giunge a Napoli da giovanissimo con il padre, tre fratelli e una sorella.

La Villa Comunale di Napoli fu il suo primo campo di calcio dove giocava con gli amici. E’ così che le sue doti sportive sono notate da una squadra locale, l’Internazionale Napoli, che lo ingaggia tra i boys.

Dopo la fusione dell’Internazionale e del Naples, a 17 anni, Attila diviene il centravanti della nuova squadra, ovvero l’Internaples. Quando poi questa a sua volta si fonde con il Napoli nel 1926, anno di fondazione appunto della nuova società, ovvero della SSC Napoli, Sallustro ne diviene il numero 9.

Il primo stipendio per Sallustro è di 900 lire, che gli viene aumentato da li a poco a circa 3.000 lire dell’epoca, quando diviene il capitano della squadra.

L’allenatore inglese Garbutt, voluto dal Presidente Ascarelli, lo chiamava “gaucho” e non gradiva molto il suo gioco individualista. Il Napoli preleva colui che diviene uno dei bomber del club azzurro, e in un’intervista di diverso tempo fa dichiarava così:

“Partivo dal centrocampo, scartavo due o tre avversari e arrivavo in porta col pallone”.

Di sè stesso diceva:

“Sono stato il primo oriundo e l’ultimo dei dilettanti del calcio italiano”.

attila sallustro

Fonte: Istituto Luce

Per la rapidità delle sue giocate, è definito “ il veltro”, un levriero scattante. In quegli anni, fa epoca la rivalità con Peppino Meazza, il “balilla” dell’Ambrosiana Inter, di due anni più giovane.

In Nazionale, il c.t. Pozzo convoca il milanese, dando pochissimo spazio a Sallustro che gioca solo due gare: nel 1929 in Italia-Portogallo 6-1, dove sigla un gol e nel 1932 in Italia – Svizzera (3-0) giocata a Napoli. E’ stato il primo calciatore a vestire la maglia della Nazionale e siglarne un gol.

Sallustro nel Napoli

La prima stagione del Napoli (1926/27), inserito nel girone A, è un fallimento totale, con un solo punto (pareggio 0-0 col Brescia in casa) totalizzato in 18 gare disputate, con 7 reti all’attivo e ben 61 al passivo, con Sallustro a segno una volta, nella batosta esterna per 9-2 contro l’Internazionale, che arriva a pari punti con la Juventus, ma con la Vecchia Signora che vince lo scudetto.

Ciononostante, il Napoli è ripescato per meriti sportivi, con la promessa dell’allora presidente Acarelli di migliorare il piazzamento della squadra.

Nella stagione 1927/28, il Napoli chiude terzultimo con 15 punti, con un nuovo ripescaggio e con Sallustro che realizza 5 reti in stagione. Ma nonostante la stagione sia migliore di quella passata, questa sarà ricordata come la stagione di due batoste memorabili: il 5 dicembre 1927, finì 11-1 per l’Alessandria, e il 4 marzo 1928, 11-0 col Torino, che diviene Campione d’Italia per un punto sul Genoa.

Nella stagione 1928/29, il Napoli viene inserito nel girone B e chiude ottavo con 29 punti appaiato alla Lazio, ma per Sallustro è la stagione che lo consacra al grande calcio con 22 marcature, record stagionale del Napoli, poi eguagliato da Vojak e Schwoch. L’ottavo piazzamento del Napoli significa spareggio con la Lazio per poter partecipare al prossimo campionato a girone unico. Lo spareggio si disputa a Milano e termina 2-2. Ascarelli vuole evitare un altro spareggio e ottiene dall’allora presidente della Federcalcio l’ammissione del Napoli alla serie A insieme alla Lazio, secondo il “principio” che non possono essere escluse due squadre di grandi metropoli, portando così ad un allargamento da 16 a 18 squadre.  

Nella stagione 1929/30, il Napoli giunge quinto con 37 punti, una sola sconfitta in casa contro il Genoa, con l’Ambrosiana campione e Sallustro che sigla 13 marcature. Memorabile è lo 0-5 di Modena (24 novembre 1929), con la marcatura di Sallustro, e le doppiette dei neo-acquisti Vojak e Mihalic. Il 29 maggio 1930, il Napoli sconfigge in casa quell’Ambrosiana (3-1) che vince il campionato, con doppietta di Sallustro.

attila sallustro

Istituto Luce

Aneddoto: dopo la vittoria a Modena per 5-0, ad Attila Sallustro regalano una Balilla 521, una macchina di lusso per l’epoca.

Il giorno dopo l’attaccante con la sua nuova auto investe nella centrale via Roma un passante. Ma la vittima non si arrabbiò, anzi rispose:

“Scusate tanto, è colpa mia. Voi potete fare tutto quello che volete”. 

Attila Sallustro diventa una celebrità a Napoli, osannato dalla gente, che lo reputa come un condottiero. Ma nel frattempo muore il Presidente Ascarelli e il nuovo presidente diviene Maresca.

Attila-Sallustro

Nella stagione 1930/31, il Napoli chiude al sesto posto con 37 punti, con la Juventus campione e con Sallustro che sigla 10 reti. Da annotare che il 23 novembre 1930, il Napoli ha la meglio sulla Juventus per 2-1, quando inizia l’era bianconera con 5 campionati consecutivi.

La stagione 1931/32, il Napoli giunge nono con 35 punti, e con Sallustro capocannoniere degli azzurri con 12 sigilli. Il 7 febbraio 1932, il Napoli ha la meglio sulla Juventus con una doppietta di Sallustro e sempre quest’ultimo punisce l’Ambrosiana 1-0, vendicando le brutte sconfitte del girone di andata (5-3; 6-1).

La stagione 1932/33 è quella del ritorno nelle zone alte di classifica, col Napoli che chiude addirittura terzo con 42 punti, a braccetto col Bologna e qualificazione alla Coppa Europa. Ottimo bottino per Sallustro con 19 marcature e con tanti risultati positivi sulle compagini del nord. Il 2 ottobre 1932, l’1-0 sulla Juventus con rete di Sallustro, il 5 febbraio 1933, Napoli-Ambrosiana 3-0, il 25 giugno a Milano (3-5) sull’Ambrosiana con rete di Attila Sallustro, vero mattatore della squadra azzurra e condottiero valoroso.

Il 1933/34 è la riconferma della stagione precedente con un altro terzo posto con 46 punti, ma con un bottino davvero magro per Sallustro che sigla appena 4 reti. Il 1 novembre 1933, il Napoli batte la Juve 2-0 e l’Ambrosiana 2-1 al Vomero, con il terzo piazzamento alle spalle di Ambrosiana e Juventus che significa ammissione alla Coppa Europa.

Nel campionato 1934/35, l’ultimo dell’inglese Garbutt in panchina, il Napoli giunge settimo con 29 punti, con 7 marcature per Sallustro. In Coppa Europa (0-0 a Vienna con l’Admira; 2-2 a Napoli con la rete del vantaggio partenopeo di Sallustro), spareggio 5-0 degli austriaci sul neutro di Zurigo, con l’eliminazione al primo turno per il Napoli.

Nel campionato 1935/36, il Napoli chiude ottavo con 28 punti (pari merito col Milan), con 8 segnature per Sallustro e Lauro nuovo presidente al posto di Savarese.

Il campionato 1936/37, è l’ultimo di Attila Sallustro che saluta Napoli con 3 marcature in 18 gare disputate, con la società azzurra che chiude mestamente al quartultimo posto con 24 punti, a 3 punti dalla retrocessione. Uniche soddisfazioni stagionali, il 2-1 sull’Ambrosiana del 27 dicembre 1936 e il 2-2 nel match di ritorno, sempre con rete di Sallustro.

Sallustro alla Salernitana

Nel 1937/38, Sallustro passa alla Salernitana che fu promossa in B ma che, nella stagione successiva, non riesce a mantenere la categoria, retrocedendo nuovamente in C.

Per Sallustro, 14 presenze con una sola rete, chiudendo, di fatto, la sua carriera a soli 30 anni.

Sallustro allenatore

Dopo il ritiro, Sallustro diviene allenatore, prima della Salernitana e successivamente un brevissima parentesi col Napoli con due panchine (1961), non riuscendo mai a sfondare. 

attila sallustro

Sallustro morte

Attila Sallustro se ne va a 74 anni, il 28 maggio del 1983 a Roma, ma sarà sempre ricordato come uno dei centravanti più forti che il Napoli abbia mai avuto nella sua storia.

Il nostro appuntamento con la storia dell’SSC Napoli termina qui. Alla prossima da Diretta-Napoli!

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