Giuseppe Bruscolotti: la storia del mitico capitano azzurro

La storia dei numeri 1 azzurri non poteva non includere il capitano di mille battaglie con la casacca azzurra: Giuseppe Bruscolotti, detto “O’ palo e fierr” per la sua caparbietà e per la sua capacità di bloccare gli attacchi degli avversari, anche dei più pericolosi.

La sua carriera ne fa uno dei più presenti della storia azzurra, secondo per numero di presenze, dietro solamente a Marek Hamsik che lo ha superato in questa speciale classifica. Ma al di là dello slovacco, che ha dato l’anima ed è stato prezioso per la squadra, Giuseppe rappresenta quell’anima campana e napoletana, quella voglia di lottare sempre e non arrendersi mai, che culmina nello scudetto, l’unico della sua carriera, vinto nel 1987 (poco dopo aver ceduto la fascia di capitano a Maradona).

Bruscolotti: breve introduzione

Giuseppe Bruscolotti nasce il 1° giugno 1951 a Sassano (Sa), un paese di settemila abitanti arroccato su una collina del Vallo di Diano, da padre produttore di torrone. Possente terzino destro, legato alla storia del Napoli per 16 lunghi anni, nei quali ha collezionato ben 511 presenze, secondo alle spalle di Hamsik, che lo ha superato lo scorso campionato.

Giuseppe Bruscolotti: gli inizi con Pollese e Sorrento

Bruscolotti cresce nelle giovanili della Pollese, dove vi resta per cinque stagioni (1965/70) ed in serie C col Sorrento con il quale è promosso in B, per poi nuovamente retrocedere in terza serie. Nella stagione 1972/73, passa dal Sorrento al Napoli dove viene ingaggiato dal club azzurro, appena ventunenne. Gioca bene e gli è affibbiato il soprannome di “palo ‘e fierro”.

bruscolotti sorrento

Arriva la chiamata del Napoli: Bruscolotti nella città partenopea diviene leggenda

Nella stagione 1972-73 è ingaggiato dalla nuova società di Corrado Ferlaino, che vede in questo difensore la forza e lo spirito da vero guerriero. E’ quello che ci vuole per guidare la difesa azzurra ai traguardi più alti.

Dal 1972 al 1988 è un difensore imprescindibile per il Napoli, che segna anche 9 reti con la maglia azzurra.

Con la casacca azzurra stampata sulla pelle, Bruscolotti ha vinto il primo scudetto nella storia del Napoli, due Coppe Italia ed una coppa di Lega italo-inglese.

Il menisco gli salta nel 1979, restando fuori squadra due mesi. Un’epatite virale, alla fine del 1982, gli fa saltare dodici gare, ma alla fine è sempre lì, sempre pronto alla battaglia, o come direbbero in Spagna a “tener garras“.

Ha sbarrato la strada agli attaccanti più forti dell’epoca: Riva, Anastasi, Platini, Serena, Mancini, Pulici, Graziani, Paolo Rossi, Vialli, Rummenigge, Bettega, Roberto Baggio, Mazzola, Juary, Bruno Conti.  

Tre sono le armi a disposizione di Bruscolotti:

  • L’anticipo;
  • La vigoria fisica;
  • Il colpo di testa;

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Le nove reti di Bruscolotti e lo scudetto con Maradona

Nove sono state le reti di Bruscolotti in carriera con il Napoli. La prima, decisiva, è stata siglata nella vittoria sull’Inter (2-1) nel 1974. Bruscolotti decide anche la semifinale di andata (1-0) contro l’Anderlecht nella Coppa delle Coppe del 1977.

Gli scappa anche un autogol, nella porta di Castellini in un Lazio-Napoli (1-1) del 1984.

Gli anni con Maradona e lo scudetto 1986-87

Negli allenamenti, Bruscolotti non faceva complimenti a Diego nelle marcature e, da quelle sfide leali, tra i due, nasce una grande amicizia. Bruscolotti è uno dei leader del Napoli degli anni d’oro, generoso ma inflessibile per il forte attaccamento alla maglia azzurra. Maradona promette al navigato Giuseppe che avrebbe lasciato il calcio giocato da Campione d’Italia e così fu. 

bruscolotti

Bruscolotti con Maradona

Un giorno Bruscolotti consegna la fascia di capitano a Diego dicendogli:

“Da oggi, sei tu il capitano, però dovrai mantenere l’impegno, Napoli aspetta lo scudetto”.

Nel 1987, quando il Napoli conclude vittoriosamente il campionato e nello spogliatoio in festa, Diego dichiara:

“Io porto la fascia di capitano, ma il vero capitano del Napoli è sempre lui, Bruscolotti.”

Il forte terzino azzurro aveva ormai 36 anni e non pensava più di vincere lo scudetto. L’allenatore Bianchi gli consente anche di giocare in Coppa dei Campioni a Madrid contro il Real: è il premio ad una carriera mirabile. La nuova coppia di terzini azzurri era già formata allora da Ferrara e Francini, ma Bruscolotti è un’altra cosa.

Nella serie A con 16 squadre, targata 1986/87, il Napoli in campionato perde solo con la Fiorentina, l’Inter e il Verona ma è fuori dalla Coppa Uefa al primo turno e ai rigori (palo di Maradona) col Tolosa.

Napoli è in testa già alla settima giornata. Staccata la Juventus alla nona, vincendo a Torino con tre gol negli ultimi 17 minuti (Ferrario, Giordano, Volpecina).

Alla tredicesima giornata, la Juventus perde sul campo della Sampdoria di Mancini e Vialli e si allontana a 4 punti dal Napoli. Alla fine del girone di andata, l’Inter di Trapattoni, con Zenga, Passarella, Altobelli si inserisce al secondo posto, appaiando il Napoli per una giornata. Ma il Napoli è campione d’inverno, con Inter, Juventus e Roma alle spalle.

Alla ventiduesima giornata la Roma di Eriksson con Boniek, Giannini, Pruzzo e Conti sale, ma resta staccata dal Napoli.

A cinque giornate dalla fine, l’Inter si avvicina a due punti (Verona-Napoli 3-0). Ma gli azzurri alla penultima di campionato, sono irraggiungibili con 4 punti su Juventus ed Inter.

Maradona sigla dieci reti, con quattro marcature decisive. Giordano firma tre vittorie (due esterne), Carnevale sigla il pareggio di Como (1-1), il resto è storia, con la conquista dello scudetto (decisivo il pareggio casalingo con la Fiorentina 1-1) e della Coppa Italia (dove il Napoli vince tutte le gare della competizione).

napoli campione d'italia

Conclusioni

Giuseppe Bruscolotti può essere considerato uno dei calciatori che ha dato l’anima e l’intera carriera ad una società che gli riconosce l’importanza e il suo peso nella storia.

Bruscolotti, Juliano, Sallustro, possono essere considerati i tre calciatori campani e napoletani che hanno dato un’impronta vera alla società e che non saranno mai dimenticati da una squadra che ha sempre bisogno dell’anima e dello spirito napoletano da guerriero e quell’attaccamento vero, che fanno di “O palo e’fierr” un mito.

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