Napoli-Juventus: pagelle del Professore

Meret: 8. La valutazione alta è un mix di elementi. Il giovane friulano è consapevole di essere seconda scelta, ha visto la prestazione del collega contro l’Inter e sa di giocarsi il riscatto nella partita, ad oggi, più importante della stagione. Ebbene, si trasforma in un glaciale veterano dei pali. Pronti via, salva su Ronaldo, bissando qualche minuto dopo con felina uscita. Para il primo rigore su Dybala dando coraggio ai compagni. Insomma, il suo contributo al successo finale risulta tra i più determinanti…

Di Lorenzo: 7. Il voto, anche in questo caso, è alto, ma penso meritato per la costanza e la freschezza atletica. Insomma gioca senza soluzione di continuità ed anche stavolta non c’è Alex Sandro o Matuidi, non illustri sconosciuti, che tengano su quella fascia. Aggiungiamo che deve far fronte alle falle determinate da uno sciatto Callejon ed il voto forse è anche basso…

Maksimovic: 8. Se una rondine non fa primavera, uno stormo fa quasi estate. Nikola sfodera un’altra poderosa prestazione: a Ronaldo e Dybala lascia solo le briciole. Imperioso di testa, diventa a tratti sontuoso palla al piede. Buffon gli nega la gioia della rete, ma l’apoteosi è rinviata di poco: quanta rabbia in quel rigore che ha rischiato di travolgere portiere e rete, neanche nella migliore infinita puntata di Holly e Benji. Un Mark Lenders della difesa…

Koulibaly: 7. Vede bianconero e non ci vede più dalla rabbia e dalla grinta, nonchè dalla lucidità: in quei tackle il vecchio leone senegalese che conoscevamo. Quanti, sui corner calciati, non hanno immaginato e tentato di plasmare la scena di qualche anno fa a Torino? Bentornato davvero Kalidou…

Mario Rui: 7,5. E’ il portoghese più in forma in campo: corsa, cuore e grinta. Talvolta lo devono fermare con le cattive. Poi diventa lui cattivo: Gattuso se ne accorge e gli concede un meritato riposo…

Demme: 8. No, il voto neo è esagerato. Il teutonico calabrese fa tanta legna a centrocampo, ma mostra anche tanta qualità: prende il coraggio a due mani, si fa vedere dai suoi compagni e fa da collante tra difesa ed attacco. Avrebbe anche l’occasione di chiudere il match prima dei rigori, ma un mix di stanchezza, di bravura del quarantaduenne che si trova di fronte e di sfortuna gli vietano una gioia meritata.

Ruiz: 6,5. Lo spagnolo, pur in una condizione non brillante, dà il massimo, sbaglia pochissimo e, senza strafare, si rende utile all’economia della squadra. Tanto basta per tenere il punto nevralgico del campo e dare qualche noia agli avversari.

Zielinski: 7. La faccia del polacco, madida di sudore, e quell’espressione stravolta, sono uno dei più bei manifesti di questo napoli gattusiano e quindi operaio. E’ vero, talvolta giunge non lucido nei pressi dell’area avversaria, ma tante sono le attenuanti, tra sacrifici richiesti e periodo particolare.

Callejon: 5. Unico neo della serata. Saranno i tre mesi trascorsi fuori dal campo (in realtà anche prima i segnali non erano buoni), ma lo spagnolo appare, più che abulico, apatico, a tratti, a lunghi tratti in verità, superficiale. La finale gli era dovuta d’ufficio, anche queste dinamiche contano, ma quante leggerezze commesse, quanti rischi procurati. Siamo ai titoli di coda dell’avventura, meravigliosa, dello spagnolo ai piedi del Vesuvio?

Insigne: 7. Fosse entrata quella punizione, sarebbe stata apoteosi. Eppure il capitano è sempre stato presente, ha sempre fatto valere le sue doti lì davanti: da capitano, ha lavorato per il collettivo senza troppi fronzoli. La freddezza sul dischetto di fronte al compagno di nazionale è altro segno di maturità raggiunta. E a noi piace anche così.

Mertens: 6. Fa di tutto per essere presente e si affanna sul campo, ma stavolta senza quei risultati cui siamo abituati. Non è in condizione, si vede, lo avrà notato anche lui, ma ha voluto andare oltre: lo amiamo anche per questo cuore parteniopeo smisurato.

Hysaj: 6,5. Entra al posto di uno strepitoso Rui e fa la sua parte. Sfodera un cross per Milik cui non eravamo abituati, forse neanche il polacco. Anche l’albanese è parte, consistente, di questa classe operaia andata in Paradiso.

Allan: 6. Stavolta entra convinto. Fa semplicemente quello che deve fare. Ed in quel momento è la cosa necessaria.

Politano: 6,5. In questo momento risalta terribilmente la differenza con lo spagnolo che va a sostituire. Tanta corsa, tanta manforte ai compagni in difesa e, quando punta l’area avversaria, crea puntualmente scompiglio. E poi quel segno indicante silenzio dopo il rigore trasformato…

Milik: 6. Sbaglia clamorosamente un rigore in movimento, fa bene a sportellate, segna il rigore decisivo. Stop. La sufficienza, nulla più, nulla meno, è meritata.

Elmas: 6. Anche il turco dà il suo apporto, anche lui, al ‘92, sente l’urlo bloccato in gola da un super Buffon, cui, sportivamente, vanno fatti i complimenti.

Gattuso: 10. La squadra è Gattuso materializzato in undici uomini o “cristiani”, termine bellissimo, tutto meridionale, semanticamente carichissimo, utilizzato da lui nell’intervista post gara. In loro lui ha saputo trasferire sacrificio, grinta, cuore e, non ultima, sagacia tattica. Non solo la cara sorella lassù avrà sorriso a quest’uomo, ma anche Ciro Esposito, cui il Club, ma sicuramente non solo, vuole dedicare questa gioia, avrà festeggiato là in alto…#cirovive

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